Ponzio Pilato

Ponzio Pilato

Di Ponzio Pilato sembra essersi perso il praenomen; Pilato dovrebbe essere un cognomen, e Ponzio, almeno per quanto riguarda il nostro, un nomen, anche se il suo valore appare piuttosto cangiante: a seconda dei casi può essere un nomen o un cognomen. Così in Erennio Ponzio sembra un cognomen, in Gaio Ponzio un nomen, così come in Ponzio Telesino e, ancor più chiaramente, in Lucio Ponzio Aquila. Sono tutti personaggi provenienti dall’area centro-meridionale della penisola italica, dal che si potrebbe dedurre che anche Ponzio Pilato fosse originario di quella parte d’Italia. In effetti gli abitanti di Bisenti, un piccolo centro dell’Abruzzo anticamente compreso nell’ara dei Vestini, rivendicano al proprio Paese i natali di Ponzio Pilato. Essi indicano tra i propri monumenti addirittura la casa in cui il futuro funzionario avrebbe visto la luce, casa che, a dir la verità, sembra più degna di aver ospitato i primi vagiti di un santo medievale.

Pilato è probabilmente uno dei tanti cognomina derivati da una caratteristica fisica dei membri della famiglia, in questo caso, ci si sentirebbe di poter dire, la calvizie: nello specifico pilatus potrebbe essere una variante volgare di depilatus, e alla luce di ciò avrebbero visto giusto i registi George Stevens e Mel Gibson nell’affidare rispettivamente a Telly Savalas e a Hristo Zivkov la parte del procuratore nei loro film su Gesù.  

Il Pilato di Giotto e quello di Sant’Angelo in Formis, ben chiomati e barbati, non hanno riferimenti iconografici precisi.

Ponzio Pilato fu governatore della provincia romana di Giudea dal 26 al 36 d.C. Succedette a Valerio Grato, divenendo così il quino governatore della provincia dalla sua istituzione, nel 6 d.C. Il territorio fu creato da Augusto accorpando sotto l’autorità di un rappresentante diretto del potere romano buona parte dei domini di Erode I il Grande: Giudea, Samaria e una parte dell’Idumea. Sottoposte a  re vassalli dei romani, più precisamente Erode Antipa ed Erode Filippo, figli di Erode, rimanevano la Galilea e la Traconitide. Sede del governatore era Cesarea Marittima, in Giudea, fondata da Erode  fra il 22 e il 10 a.C. sul sito dell’antica città fenicia di Torre di Stratone, e così chiamata in onore di Augusto. Era a Cesarea che il procuratore svolgeva gli affari correnti per conto dell’imperatore; Gerusalemme, la capitale religiosa della provincia, dopo la destituzione di Archelao, il terzo figlio di Erode che avrebbe regnato sul resto dei possedimenti del padre se il favore del popolo glielo avesse concesso, era stata praticamente lasciata in “amministrazione fiduciaria” ai sacerdoti del tempio di Salomone, e il procuratore vi si spostava solo per dirimere questioni giudiziarie su richiesta dei sacerdoti stessi (accadde proprio a Pilato quando si trovò a dover affrontare la “grana” del Messia). Il procuratore  (o governatore) della Palestina non dipendeva direttamente da Roma: la sua condotta poteva essere denunciata al governatore di Siria, che in effetti era il soprintendente per tutto il settore meridionale dell’impero romano. A suo tempo, Pilato verrà destituito appunto per decisione del governatore siriano, Vitellio.

Provincia imperiale nell’ordinamento dei territori dell’impero disegnato da Augusto (la differenza tra province imperiali e senatorie sta nel fatto che le prime erano governate da funzionari, di rango senatorio o equestre, nominati dall’imperatore in persona, mentre le seconde erano amministrate da funzionari scelti dal senato unicamente tra esponenti del proprio rango), la Giudea fu retta da governatori di ordine equestre. Il primo fu Coponio, che governò dal 6 al 9 d.C. Dopo di lui e prima di Pilato se ne contano altri tre: Marco Bibulo (9-12), Annio Rufo (12-15) e, come detto, Valerio Grato (15-26).  


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